05/05/2026
Oggi si chiude una vicenda che lascia amarezza, delusione e profondo sdegno.
La rinuncia del gruppo Citrigno al progetto di diversificazione di Villa Sant’Anna segna l’ennesima occasione persa per la nostra città. Non si tratta solo di una struttura sanitaria: parliamo di un presidio fondamentale per il diritto alla salute dei cittadini e di un motore economico per tutto il territorio.
La nostra azienda, come tutte le altre attività che operano nel quartiere Pontepiccolo e non solo, ha vissuto in prima linea le conseguenze della sua chiusura. In questi anni abbiamo visto ridursi flussi, opportunità e vitalità, in un effetto domino che ha colpito attività storiche e nascenti, lavoratori e famiglie.
Siamo un’azienda che continua a investire in questa città, che ha scelto di restare e di credere nel suo futuro. Tuttavia, oggi non possiamo nascondere i forti dubbi che questa vicenda alimenta: dubbi sulla capacità del territorio di tutelare le proprie risorse strategiche e di offrire prospettive concrete a chi, come noi, continua a scommetterci.
Vogliamo esprimere la nostra vicinanza a tutti i dipendenti della struttura: persone che abbiamo avuto il piacere e l’onore di accogliere ogni giorno nel nostro bar, con un sorriso e un buon caffè. A loro va il nostro pensiero più sincero, insieme alla nostalgia per una Catanzaro viva, dinamica, fatta di relazioni quotidiane e di lavoro, che oggi sembra sempre più lontana.
Purtroppo è evidente che davanti ad una situazione così rilevante per la comunità, è mancata una visione, una presa di posizione concreta, un’azione determinata per salvaguardare un bene collettivo.
Oggi non è solo il giorno della fine di un progetto. È il giorno in cui dobbiamo interrogarci seriamente su che tipo di città vogliamo essere: una città che lascia spegnere i propri presìdi fondamentali o una comunità capace di difendere il proprio futuro?
Non dobbiamo restare indifferenti. Non possiamo. Per noi e per le generazioni a cui dobbiamo consegnare un futuro migliore.
La decisione scaturisce dall'impossibilità di superare gli ostacoli amministrativi e giudiziari che hanno portato alla perdita dell'accreditamento sanitario