27/06/2026
Nella mia famiglia nutrire è sempre stato un atto d’amore: le parole, gli odori, i gesti ad accompagnare ogni pietanza in un tempo che pareva senza sosta.
Cucinare era prendersi cura: per questo si annotava ogni ingrediente, si narrava ogni piatto, si aspettava in religioso silenzio chi assaggiava una nuova pietanza per quello che diveniva un vero e proprio verdetto.
Per questo custodisco gelosamente i consigli e le storie di chi ha iniziato a condividere e annodare il filo dei ricordi intrecciando esperienze e storie alle mie ricette.
Quella del carrettiere narra di un comune lessico famigliare che, di paese in paese, si tramanda da generazioni.
Una lingua antica, sussurrata di bocca in bocca, che parla della semplicità di ingredienti raccolti nei campi, cucinati e condivisi sulle tavole di chi, nonostante quel poco che aveva, riusciva a trovare il calore e la bellezza anche in un piatto di pasta.
Una ricetta, quella degli spaghetti del carrettiere, che necessita di bocche per continuare ad esistere, nel segno di una identità culinaria che é cultura e amore per questo mestiere.