14/06/2026
Diario di bordo · Tappa 1
WaterSun Openwater · Lido Sabir, Donnalucata · 4 km + Miglio
Ci sono tappe che si raccontano da sole: mareggiate, meduse grandi come coperchi, gente che sbaglia boa e riemerge in un altro comune, drammi degni di un romanzo russo. E poi c’è Donnalucata.
Donnalucata è filata liscia. Liscia come il mare quella mattina, liscia come una scusa detta bene. Mare piatto, sole giusto, 4 km e miglio archiviati senza il minimo intoppo: niente ambulanze, niente salvataggi, niente atleti da rincorrere col megafono. Una tappa che potremmo definire, senza nemmeno sforzarci, rilassante. Della serie: bellissimo per voi, un dramma per me. E adesso cosa scrivo?
Per fortuna, come sempre, ci pensano i soliti noti.
I grandi ritorni. Rieccoli in start list, Annamaria Sapuppo e Mauro Gully, spariti per un po’ dai radar. Assenza giustificata, per ca**tà: erano impegnati a tornare in tre. Ora in squadra c’è anche il piccolo Michele. Benvenuto al mondo, piccolo: ti diamo subito la br**ta notizia, qui si nuota e non c’è verso di scappare. La domanda quindi la mettiamo agli atti fin da ora: quando vedremo in acqua anche lui? Diamogli un paio d’anni, poi pinne ai piedi e dentro come tutti gli altri.
Torna anche Alessandro Mollica, con una performance che fa sospettare non si sia mai davvero fermato e abbia solo finto una pausa per farci stare in pensiero. Zero ruggine, zero esitazioni in acqua, come se il calendario non fosse mai passato. Complimenti sinceri e da queste parti sono merce rara, quindi incornicialo.
Il caso Failla. E poi c’è lui. Maurizio Failla, che dopo le Egadi aveva giurato, mano sul cuore, di aver chiuso: basta gare, è stata un’emozione, ci vediamo in spiaggia col mojito. Lo ritroviamo iscritto a entrambe le distanze. Entrambe. Salvo poi presentarsi al via della sola 4 km, dalla quale peraltro esce fresco come una rosa appena recisa, dettaglio che apre più di un interrogativo sull’effettiva quantità di fatica spesa. Per il miglio opta con largo anticipo per l’ombrellone, mossa da stratega consumato. Sul podio comunque ci arriva, da buon M60, ma non prima di averlo affrontato come fosse l’ultima boa di giornata: due, forse tre inciampi nel breve tragitto verso il gradino. Verdetto ufficiale: Failla è più performante in acqua che in piedi. Suggeriamo agli organizzatori, per la prossima premiazione, un corrimano. E nel dubbio, un casco.
La rappresentanza di sempre. Presenti all’appello, come da copione, gli irriducibili e il Li Cuti Team, scesi in formazione con un unico, nobilissimo scopo: i podi e, soprattutto, le foto. La sfida è ufficialmente aperta. Perché chi sale sul gradino è bravo, ma chi finisce nella foto di gruppo è eterno. Loro puntano a entrambe le cose e, diciamolo, mettono soggezione.
Paolo, ma quello vero? Menzione speciale per il nostro Paolo, avvistato per l’intera mattinata in uno stato di calma a dir poco sospetta. Rilassato. Sereno. Disteso. Non sembrava lui, al punto che qualcuno ha seriamente ipotizzato un sosia. L’unica spiegazione scientificamente plausibile chiama in causa le innumerevoli lattine di Red Bull offerte con generosità dallo sponsor: su di lui, evidentemente, l’effetto è quello contrario. Mentre il resto dell’umanità mette le ali, Paolo plana dolcemente verso il pisolino. Un caso clinico che meriterebbe una pubblicazione.
Il miglio, ovvero il regno della fantasia. Nella prova breve è andato in scena il consueto dramma nautico. Valeria ha trascorso l’intera gara nel disperato tentativo, fallito, di correggere le rotte profondamente creative di Daniele Consoli, che pare considerare le boe più un consiglio amichevole che un obbligo. Risultato: due nuotatori, due gare diverse, un solo percorso ufficiale e qualche metro in omaggio nel curriculum. E mentre lì si dibatteva di trigonometria applicata, ecco spuntare Andrea Cucè, che si porta a casa il miglio a rana sfoggiando un baffetto che ricorda con preoccupante precisione Freddie Mercury. We are the champions, certo, ma con la testa rigorosamente fuori dall’acqua per non compromettere l’acconciatura.
Il contagio. Da segnalare infine Luca Impellizzeri, che dopo l’assaggio dell’anno scorso ci ha preso gusto in maniera preoccupante: esordio di stagione direttamente nella 4 km. Comincia sempre così. Un anno ti affacci timido dal bagnasciuga, quello dopo sei già iscritto alle distanze serie con lo sguardo di chi non teme più niente. È una malattia, lo sappiamo bene. Non esiste vaccino. Benvenuto tra i contagiati, non se ne esce.
E MeloRock? Presente, naturalmente. Stavolta, complice la tragica assenza del suo amato tè caldo, lo abbiamo colto in flagrante mentre fingeva di lavorare con una dedizione che ha commosso le prime file. Interpretazione intensa, sentita, da candidatura ai premi di categoria. Gli mancava solo il copione e un applauso a scena aperta.
In sintesi: non è successo granché. Mare buono, gente felice, podi assegnati, foto scattate, nessun ferito (se non l’orgoglio di chi è inciampato sul podio, ma quello guarisce). Una prima tappa così tranquilla che quasi ci preoccupa, perché lo sappiamo come funziona: il mare ci sta solo prendendo le misure.
Ci vediamo alla seconda. Portate gli occhialini. E qualcuno porti un corrimano a Failla.
Annamaria Mangiacasale