22/10/2025
A Lecce, un giorno di lavoro poteva anche valere la miseria di cinque euro, il costo di una prestazione sanitaria. In Inghilterra, dove la giovane veterinaria salentina Diana D'Agata si è trasferita nel 2015, per il momento si accontenta di circa 3000 sterline, poco meno di 3500 euro: ha deciso di calibrare l'orario di lavoro alle esigenze famigliari. Una casa da portare avanti, due figlioletti e un marito, per quanto fonte di gioia, restano un impegno non indifferente per una donna, madre e moglie.
«Quando sarà il momento, potrò puntare ad uno stipendio anche molto più alto, fino a 60mila-80mila sterline, perché qui – racconta Diana D'Agata - al merito, all'impegno, soprattutto ai titoli di studio, di specializzazione, ai master, si dà molta importanza. Con rammarico devo dire che è un altro mondo, non solo rispetto a Lecce, ma credo pure in confronto al sistema italiano che non offre le stesse possibilità di crescita e affermazione professionale».
«A Lecce non avevo nemmeno un conto corrente»
Appena giunta in Inghilterra Diana trovò subito un impiego nel settore del controllo della qualità delle carni. Fu cooptata da un'agenzia interinale e spedita sul luogo di lavoro con un'ottima paga, affiancamento e telefonino di servizio. Roba che in Italia non aveva mai visto. «A Lecce non avevo neppure un conto corrente bancario – si rammarica Diana D'Agata – perché non avrei saputo che farmene, visti gli scarsi guadagni. Lavoravo in un centro veterinario per pochi euro al giorno e, ovviamente, ero insoddisfatta con in mano una laurea. Ma non era colpa del mio datore di lavoro, quanto del sistema. Certo, in Italia il sistema è un freno per le carriere, per i giovani anzitutto. Manca spesso il riconoscimento del merito. Un veterinario può mai lavorare per cinque euro al giorno?».
Diana ha persino cambiato lavoro. E non è stato per nulla complicato: «Sono stata assunta in una clinica veterinaria – racconta la giovane salentina - senza alcun problema. Mi pagano bene. Ho potuto scegliere l'orario di servizio e persino il giorno libero. Ovviamente la paga è commisurata alle ore lavorative che io ho facoltà di ampliare o diminuire quando voglio, in base alle mie necessità».
Diana D'Agata si è stabilita a Preston, una città di 95mila abitanti nell'Inghilterra centrale, tutto sommato a misura d'uomo, equidistante da Manchester e Liverpool. «L'ambulatorio e le scuole a due passi casa: non c'è neppure bisogno di prendere l'auto – si rallegra Diana – e tutto questo consente una vita tranquilla, senza stress. E poi i vicini mi vogliono bene, sono contenti, sorridono, scambiamo due chiacchiere con piacere. Non c'è alcuna diffidenza, ma tanto rispetto verso le persone perbene che lavorano onestamente. Dell'Italia e del Salento, in particolare, mi manca il clima, il sole, il mare. Ma la vita, a volte, ti mette davanti a delle scelte. Io ho scelto questo posto. E sono felice».
Antonio Della Rocca Estratto Corriere