16/12/2023
CAMPANELLI AL BUSO di Emanuel Hendrix.
A volte è la fortuna o forse il caso, entri per un prosecco e ti ritrovi una mostra di Campanelli.
Ho l'impressione che l'allestimento del maestro in un'hostaria sia come un momento in cui le opere escono dalla galleria per vedere esse stesse un'altro posto e mescolarsi alla gente, libere da quell'impegno formale di essere sia esposte che guardate, libere dai nostri impegni e dai loro, a dialogare con degli sconosciuti quasi per caso.
Forse più che un ragionamento è una scommessa, che frequentare l'arte possa essere faccenda libera da presupposti paradigmi che solo apparentemente la tengono distante dalle naturali cose umane.
Credo la pittura di Campanelli abbia il senso della composizione di un buon rapporto con la musica, partiture di nostalgici notturni per le anime, contrazione ed espansione di un qualche tempo non vincolato da alcuna regola, musica senza suono, senza testo, senza titolo, posto senza luogo, pittura senza oggetti ma fatta di atmosfere e a volte di presenze che sussurrano la loro narrazione. Sembra quasi che la sua cifra stilistica sia quella forza evocativa che a nostra insaputa quasi c'impone l'indagine sul mistero espresso nella tela, da osservatori diventiamo interlocutori, per qualche istante fermo, il silenzio risuona il nostro significato, e nel momento di passare a qualcos'altro, un altro noi rimane ancora ad osservare e solo dopo ci raggiunge al tavolo o fuori a fumare, ci porta come un ricordo che non sapevamo di avere.
Emanuel Hendrix